Francesca e Marcello

Francesca e Marcello 2018-07-01T13:27:02+00:00

Project Description

Francesca

22 gennaio 2017

Ci siamo incontrati intorno alle 16.30 in piazza Unità.

Inizialmente dovevamo incontrarci di fronte quello che ritenevo essere “l’obelisco” della piazza, la statua davanti al municipio che grazie a Marcello più tardi, scopro essere una fontana in cui non vi è acqua per errori progettuali.

E’ un bel pomeriggio di sole, freddo e ventoso come è giusto che in inverno sia.

Confermiamo poi il nostro incontro vicino a quelli che lui descrive come ‘’pali di fronte al mare’’, solo dopo esserci salutati gli dico che si chiamano alabarde.

Accompagnato da una coppia di amici di Marcello, andiamo a prenderci qualcosa da bere al bar Harry’s, uno dei più famosi che si affaccia alla piazza.
Abbiamo così avuto modo, di parlare del progetto ed organizzarci sulle cose da vedere e fare durante i prossimi incontri.

Dopo aver salutato gli amici di Marcello, decidiamo di proseguire le nostre chiacchiere in una vineria, in quanto abbiamo scoperto che piace ad entrambi bere buon vino, addirittura lui è sommelier.

Durante la passeggiata abbiamo scattato foto e parlato di quanto mi piacesse Trieste e di come lui invece fosse disilluso sui triestini.

Marcello sembra essere una persona estremamente riflessiva e curiosa del mondo, ma al tempo stesso, molto disilluso nei confronti dei rapporti umani, come chi cambia realtà e accoglie quella nuova con tutta la voglia di essere ricettivo, ma poi si accorge che ha più sofferenza che gioia.

Ci siamo raccontati in linea generale il nostro background ma trovo non sia ancora sufficiente.
In ogni caso è una persona molto interessante con tante cose da dire e che sono curiosa di ascoltare.

Al caffè Tommaseo abbiamo assaggiato e parlato molto di vino.
Mi ha detto che quando parlo di cibo e vino mi si illuminano gli occhi…meno male che non ha pronunciato la parola PIZZA!

Nel locale abbiamo avuto modo di parlare ulteriormente di possibili escursioni o mete fotografiche. Ho avuto modo di capire che anche sui viaggi e sul modo di concepirli siamo molto in sintonia.

Ovviamente abbiamo parlato di fotografia ed aimè, è uscita fuori la mia poca considerazione per alcuni nomi di fotografi italiani famosi che purtroppo poco apprezzo sia come personaggi che come operato.

L’incontro si è concluso circa alle 20.30.

E’ stato molto gentile a accompagnarmi a casa in auto, faceva molto freddo.

Marcello

22 gennaio 2017

Mentre aspetto Alessandra in piazza Unità,

il sottile piacere di un nuovo incontro mi emoziona, come sempre.

Inganno l’attesa facendo qualche foto, quando vedo venirmi incontro un sorriso aperto e sincero. E’ subito intesa!

Sento che sarà una compagna fantastica con cui condividere questa avventurosa esperienza.

Caffè e chiacchiere come vecchi amici al bar, intanto il tempo passa e ce ne accorgiamo solo perché la fame si fa prepotente e lì una nuova piacevole scoperta: buon vino e buona tavola sono allo stesso tempo vizio e virtù che ci accomunano!

Che incoraggiante conferma di un comune sentire verso la vita!

Francesca mi sta sempre più simpatica!

Il tardo pomeriggio continua al tavolino di uno dei più bei locali storici di Trieste, il Tommaseo, tra un assaggio di bianchi ed uno di Rossi scopro l’interesse e la curiosità di Francesca per il mondo. Tanti posti da visitare e dove vivere, tante esperienze lavorative, gli studi universitari e una fame mai sazia di novità.

Una vera ispirazione, mi sa che sarà divertente!

Marcello

18 febbraio 2017

Luogo dell’incontro è sempre piazza Unità, che si fa?

Eataly, ha appena aperto sulle rive, se ne sente tanto parlare.

Potrebbe essere una visita interessante, e in enoteca c’è un compagno di università di Francesca, simpatico sicuramente!
E’ l’uomo giusto al posto giusto!

Dopo esserci riempiti gli occhi di ogni tipo di liquidi e solidi commestibili, decidiamo che è arrivata l’ora dell’aperitivo… PORTIZZA!

Le chiacchiere scorrono come il vino e il progetto prende forma.

Quando usciamo c’è ancora un po’ di spazio, tanto per mangiare quanto per chiacchierare. Così decidiamo di mangiare indiano.

Profumi, colori e sapori ci trasportano altrove, ma concordiamo che sicuramente il cibo e il vino sono cose che ci accomunano, mentre non mancano discorsi su Torino e sulla mia Isola d’Elba, calorosa mamma adottiva e sulla nostra condivisa passione per la fotografia.

Mentre ci salutiamo decidiamo che sarebbe bello andare a fare qualche foto in vigna o in cantine, giusto per dare corpo ad un’altra fase dell’enologia che non sia la degustazione!

Francesca

18 febbraio 2017

L’uscita di stasera mi ha fatto riflettere molto, le sensazioni che ho sono molto contrastanti.

Tra le cose positive emerse, ritroviamo sicuramente l’idea di base di incentrare il nostro progetto sul tema del cibo e in particolare sul vino, in quanto abbiamo consolidato quest’ultimo come l’elemento chiave che ci accomuna. Beviamo vino per puro piacere, ci piace il buon cibo come mezzo per esprimere amore e passione nei confronti del prossimo ed entrambi abbiamo ricordi passati che lo dimostrano.

Di Marcello mi è piaciuto poter confermare che è una persona molto romantica.

Ci siamo visti al solito posto sotto l’alabarda di piazza unità e da lì, dopo aver cercato disperatamente un tabaccaio, abbiamo fatto un giro da Eataly sulle rive, dove ho incontrato il mio ex coinquilino.

Ho scoperto che Massimo lavora lì e che lui e Marcello si erano già incontrati in altre occasioni.

Insomma è stato molto piacevole poter parlare e confrontarci ma soprattutto ascoltare Marcello per tutta la sera. Tuttavia ci sono delle cose che mi han lasciato perplessa e su cui ho riflettuto tornando a casa. Lasciandoci più o meno a metà Viale XX Settembre, fino a San Giovanni la strada diventa abbastanza lunga da poter invogliare la riflessione.

Le cose su cui ho avuto modo di riflettere sono, per esempio, il fatto che Marcello non mi abbia mai e dico mai, chiesto un parere o cosa ne pensassi a riguardo un qualsiasi argomento trattato. Né in quella sera, tanto meno la volta precedente.

Sono sempre stata io ad introdurmi nel discorso dandogli il mio giudizio. A mio parere, da una parte questo mio comportamento è involontario (è carattere), ma dall’altra la mia sensazione è che di base parta dal presupposto che abbia 20 anni in meno di lui e quindi io conosca molto poco del mondo.

Questo atteggiamento nelle persone, ma soprattutto negli uomini, è qualcosa che mi urta e infastidisce.

Non solo.

Un’altra cosa che ho trovato profondamente incoerente è che quando eravamo al bar Portizza a bere, gli ho parlato di come io sia abbastanza netta ed estremamente settoriale nei confronti di chi non apprezza il buon cibo preferendolo a quello industriale di massa.

Detta così, sembra una cosa ridicola e probabilmente lo è, ma personalmente, se una persona non riesce ad avere la capacità di apprezzare cibo preparato con ingredienti autentici, prediligendo una multinazionale per un fatto solamente di gusto (non economico per intenderci), per me significa che il suo giudizio critico sul mondo è abbastanza discutibile e non mi interessa ascoltare a priori quel che ha da dire.

È una cosa da nazista lo so, ma d’altronde…se siamo quel che mangiamo e uno preferisce, se ha da scegliere, mangiare merda… vien da sé tutto il resto.

Bene, parlando di ciò ed interrompendomi più di una volta, Marcello mi ha detto che assolutamente dovrei essere più diplomatica…come se, lui lo fosse parlando dei triestini.

Come io sono settoriale nei confronti di chi non apprezza il cibo in un certo modo, così lui lo è categoricamente verso Trieste e i triestini.

Penso che questo glielo dirò nei prossimi incontri invitandolo ad essere ‘’più diplomatico’’ …magari considerando che anche l’isola d’Elba (suo locus amoenus) abbia qualche difetto.

È la seconda volta che ci si trova a riflettere e confrontarsi sui comportamenti delle popolazioni regionali.

Essendo due persone che non appartengono a questo luogo, viene automatico fare dei confronti, ma non si può dire che un posto sia totalmente pessimo. Soprattutto non si può sempre stereotipare una popolazione a tal punto da dire che quella ‘’è meglio di quell’altra’’.

Credo di aver cominciato a scaldarmi e cercare di bloccare la discussione sentendo la frase ‘’ i liguri sono decisamente meglio dei triestini’’

Le mie orecchie non possono tollerare certe bestemmie.

Finora mi ha dato l’idea di essere una persona molto simile a me su tante cose, nei pregi, ma soprattutto nei difetti, ergo ad oggi potrei dire che in un contesto diverso dal progetto ci avrei litigato penso fin da subito.

Non vado mai d’accordo con le persone simili a me e soprattutto non sopporto chi nei discorsi è concentrato quasi esclusivamente sul suo punto di vista.

In un contesto normale una serata così mi avrebbe indisposta dall’inizio alla fine serata.

Ora, tralasciando l’ansia per non aver combinato un cazzo con la tesi e domani devo incontrare la relatrice tutto il giorno, spero di non esser stata troppo poco obiettiva.

Ero partita scrivendo con entusiasmo questo diario perché comunque sono contenta e soddisfatta della serata, ma riflettere su certi dettagli mi ha reso più ansiosa incazzata e vogliosa di mandare a cagare tutti.

Buona notte.

Marcello

12 marzo 2017

Oggi abbiamo entrambi poco tempo, ma dato che il sole splende andiamo a fare un giro in Cavana.
Facciamo qualche scatto, palazzi e persone, prospettive e panorami.

Gli impegni universitari di Francesca sono particolarmente pesanti in questo periodo e la partenza per Strasburgo incombe.
Avremo comunque ancora tempo per qualche uscita.

Un aperitivo al tavolino in piazzetta e ci scambiamo le macchine fotografiche entrambe Canon, per vedere le differenze.
Dopo un paio di calici di bollicine, scopriamo che l’orologio è scappato avanti senza che ce ne accorgessimo, corriamo ognuno verso il proprio pomeriggio.

Marcello

25 marzo 2017

Finalmente splende il sole, che si fa?
Ricerca veloce in internet, Zidarich ha aperto per 10 giorni, le foto della terrazza in Carso, vista mare sono spettacolari.

Quindi si parte per Zidarich, dove fare la merenda dei campioni, ma è subito chiaro che sarà un’impresa e non abbiamo proprio avuto un’idea originale!
Si ordina al banco dove si paga e si ritira tutto in una volta, la coda è scoraggiante, ma c’è un tavolino in prima fila libero, così decidiamo di sederci comunque per fare due chiacchiere davanti ad uno splendido panorama.

Mezz’ora dopo la coda è aumentata e la voglia di fila è completamente sparita, ma abbiamo fame!
Cambio di programma: si va in un’altra Osmiza.

Niente mare, ma il giardino è piacevole, il servizio è al tavolo e la gente intorno canta e suona la chitarra! Un ambiente davvero piacevole dove parlare e assaggiare i piatti tipici del Carso.

Come sempre con Francesca il tempo vola e raccontandoci l’un l’altra un po’ delle nostre vite e dei nostri progetti, purtroppo anche stavolta il tempo vola.
Francesca deve partire per Strasburgo, ci rivedremo a giugno.

Francesca

12 marzo 2017

Finite le ripetizioni al ragazzino che seguo, ho incontrato Marcello in centro, dato che mi trovavo già dalle parti di piazza Unità.

Ci siamo dati appuntamento al ”Ponte Curto” e da lì abbiamo pensato di passeggiare per cercare qualche posto dove poter mangiare e magari bere qualcosa.

Dopo circa un’oretta di passeggiata chiacchierando un po’, ci siamo seduti al tavolo di un locale in Cavana, è questo secondo me, il compromesso assurdo tra la quantità enorme di locali chiusi ed il fatto che non vi sia uno straccio di locale in riva al mare, a Trieste.

Ed è stato proprio questo, il primo argomento di chiacchiere che abbiamo affrontato: ”perché a Trieste, (tranne il novello Eataly e un piccolo baretto a Barcola) non esistono locali in riva al mare?!”.

Un baretto non è la stessa cosa.
Mi sono resa conto che in questa città un ristorante dove poter godersi gli scorci di tramonto mentre si sorseggia e si ”ciacola” non esiste.
Dalle rive non godi nulla.

Un altro argomento di cui abbiamo parlato è stata la mia macchina fotografica.

Marcello è stato molto gentile ad aiutarmi a risolvere alcuni problemi tecnici della mia macchina che purtroppo ha un 50mm ufficialmente dichiarato rotto, ma che comunque mi ostino a usare fin quando riuscirò a ricomprarlo.

Così parlando di fotografia e di pittura siam passati da uno a 3 spritz ciascuno è stata una giornata molto piacevole e bella. Il sole era caldo e quasi sembrava Maggio.

Un ultimo caffè in Piazza della Borsa e per le 15.00 circa, ci siamo salutati.

Ammetto che è stata una piacevole giornata.

Sicuramente devo dire che ad uscire con Marcello si chiacchiera sempre molto, fin’ora non abbiamo mai avuto silenzi imbarazzanti, credo che considerando le poche volte in cui siamo riusciti a vederci sia naturale parlare quanto più possibile.

Rispetto le volte precedenti c’è stato più confronto e mi son sentita ”più ascoltata”.

Marcello

9 agosto 2017

Partiamo agguerriti, sono le 6 del pomeriggio: sole, caldo e il set è il fantastico passeggio di Ponte Rosso.

Questa volta faccio una proposta a Francesca, anziché andare in giro insieme potremmo darci appuntamenti a tappe, lasciandoci liberi di vagare tra una tappa e l’altra; mi sono accorto che Francesca è una persona che scatena la mia curiosità, così ogni volta che usciamo per fare foto io in realtà chiacchiero a ruota libera e non faccio neanche uno scatto!

Si parte da Ponte Rosso, ci rivedremo in Piazza Hortis.

Lungo la strada sono molto colpito da ombre riflessi e artisti di strada. Trieste è particolarmente bella e viva oggi.

Quando ci rivediamo, ci scambiamo pensieri e impressioni. Gli scatti sono tanti e vari.

Ci siamo proprio meritati un drink!

Percorriamo via Torino, Piazza Venezia e le Rive, destinazione: Stazione Rogers. Intanto chiacchiere e foto.

Birra e spritz, un po’ di musica e arriva l’ora di cena.

Ci vediamo domani.

Francesca

25 marzo 2017

Di ritorno da una giornata veramente piena.

Sono le 18.30 e Marcello poco fa mi ha riaccompagnata a casa.

Oggi ho proposto a Marcello di andare in Osmiza, la giornata era molto bella e sembrava uno spreco non approfittare del momento.

Subito dopo i soliti convenevoli, ci siamo incontrati sulle rive per decidere dove andare e la scelta è ricaduta su Sgonico.

Durante il viaggio abbiamo avuto modo di parlare e confrontarci sul discorso del progetto ed ancora una volta le nostre idee sono molto diverse.

Il discorso verte sul fatto che questo progetto gli dà ulteriore conferma del fatto che non si sente ispirato da questo posto e quindi non è spinto a fare foto.

La mia risposta è stata molto netta, dicendo sostanzialmente che nessuno l’ha obbligato e sapeva che il progetto è nato per raccontare un luogo in cui ha vissuto sei anni.

Ovviamente, ancora una volta ogni cosa si giustifica con un: ‘’tu hai trent’anni, io quaranta’’ oppure “ tu hai una visione molto razionale ma a volte la razionalità, quando si parla di emozioni, non c’entra’’.

Quindi non mi resta che annuire e dire che non sono molto d’accordo, ma in fondo io qui a Trieste vivo da appena due anni mentre lui da sei.

Sei anni in cui non è mai stato in Osmiza.

E allora ci andiamo.

Proviamo Zidarich con la terrazza sul golfo che ovviamente è strapieno, tuttavia riusciamo a trovare un tavolino a cui sederci per poter fumare una sigaretta e fare qualche foto.

Vedendo che dopo 15-20 massimo, la coda per il cibo aumentava, abbiamo optato per Coljia Josko a Samatorza.

Lì, ci siamo seduti e gli ho spiegato in cosa consisteva il discorso dell’Osmiza, lasciando completamente da parte tutta la sua cultura di vini ed entrando un po’ in una concezione diversa.

Abbiamo pranzato intorno alle 15.00 circa, e devo dire che è stato piacevolissimo. Abbiamo parlato tutto il tempo di ogni cosa e la situazione era decisamente più tranquilla rispetto al viaggio in macchina.

Insomma, siamo stati bene e mi ha fatto piacere che si sia goduto il pranzo.

Con il pranzo in Osmiza credo si sia ricreduto un po’ sulle cose piacevoli che questa zona ha da offrire, perché a fine giornata, quando mi ha riaccompagnata a casa, mi ha promesso che per la prossima volta, troverà qualche bella ispirazione per le foto.

E io ci credo.

Di questa giornata non abbiamo fatto fotografie perché ci siamo resi conto di come fare fotografie poteva distrarci dai discorsi, inoltre c’era molta gente e fotografare ci sembrava un po’ fuori luogo.

Marcello

18 agosto 2017

Oggi ci rincontriamo dopo molto tempo, e ci siamo dati appuntamento alla fontana di Viale XX Settembre per una bella chiacchierata e un immancabile spritz.

Ci raccontiamo quanto è successo durante il periodo in cui non ci siamo visti, Francesca era a Strasburgo per i suoi studi universitari ed io ero molto preso col lavoro.

Ne approfittiamo per fare qualche foto e vedere qualche impostazione delle nostre macchine fotografiche, intanto Trieste si muove intorno a noi, fermi al tavolino di un bar a goderci il fresco del tardo pomeriggio.

Le chiacchiere sono piacevoli e il tempo vola, è già ora di andare, ma decidiamo di rivederci.

Sulla strada del ritorno passiamo in pizzeria a salutare Francesca, Emy, suo fratello, la mamma e il loro simpatico cagnolino.

Francesca

9 agosto 2017

Serata di chiacchiere davanti a uno Spritz.

Erano mesi che non ci vedevamo, con il periodo di tesi, la laurea e il viaggio a Strasburgo non abbiamo avuto modo di incontrarci prima.

E così succede che nella foga di raccontare come erano trascorsi questi mesi, abbiamo scattato fotografie semplicemente stando seduti davanti a uno Spritz Hugo.

Le chiacchiere sono state tante, quelle che sicuramente ricordo, riguardano il suo futuro trasferimento per lavoro all’isola d’Elba, posto che lui ama particolarmente.

Devo ammettere che al sentirne parlare ero davvero felice per lui perché nonostante le poche volte che ci siamo incontrati, abbiamo sempre avuto tanto da chiacchierare ed io mi sono molto affezionata.

Dentro di me inevitabilmente riflettevo su come tutto sia così transitorio nella vita: oggi ci siamo, tra un anno lui si trasferirà ed io sperando di ottenere la borsa di dottorato chissà dove finirò.

Seguendo nel discorso, si è passati come sempre a parlare di fotografia e delle impostazioni delle nostre rispettive macchine fotografiche.

Mi è rimasto impresso il fatto che lo incuriosisse la mia preferenza nel mantenere lo scatto multiplo veloce. Gli risposi che è un’abitudine ed un retaggio che mi porto avanti da quando facevo la “reporter freelance” in cui bisognava essere veloci di scatto e realizzare foto nitide indipendentemente dalla componente artistica o riflessiva.

La serata si è conclusa con un saluto, un invito a rivedersi nel week end ed io che entro in un taxi.

Francesca

18 agosto 2017

Un aperitivo con Marcello in viale xx settembre. Il nostro incontro in realtà era nato senza grandi pretese di scattare fotografie ma anzi, era più per il piacere di incontrarsi e salutarsi dopo tanto tempo.

Erano passati circa 3 mesi senza vederci perché dopo il mio ritorno da Strasburgo e la laurea in luglio non ci si era riusciti ad incontrare (forse io stessa ho fatto in modo di stoppare il progetto fintanto che non mi laureassi).

Ho percepito anche da parte sua la voglia di parlare e raccontarsi, oramai come coppia siamo affiatati sebbene come spesso ho scritto, non abbiamo propriamente dei caratteri complementari.

D’altronde da quando un Toro e un Acquario hanno livelli altissimi di affinità?

Ciononostante ero contenta di vederlo e credo che anche lui lo fosse, quindi quelle poche foto realizzate in questo giorno sono nate stando seduta davanti uno spritz (tanto per cambiare) nella più totale pigrizia.

Questo perché sta di fatto che o parli o fotografi perché per quanto mi riguarda fotografare significa distaccarsi dalla persona con cui parli ed io non ne avevo molta voglia.

In questo contesto fare fotografie mentre parli è come guardare il cellulare mentre mangi!

Tutto sommato però, tra i vari discorsi, abbiamo parlato molto di fotografia e delle nostre rispettive macchine fotografiche e quindi non è stato difficile parlare e scattare foto.

A ora di cena abbiamo raggiunto delle nostre amiche in pizzeria per un saluto e subito dopo ci siamo incamminati verso via Carducci. Marcello sarebbe tornato a casa, io avrei preso un taxi.

Marcello

19 agosto 2017

Uno degli argomenti che dovremmo sviluppare è il rapporto molto particolare che i Triestini hanno col loro mare, e allora perché non partire da Grignano la mattina presto e fare una bella passeggiata fino a Barcola?

La giornata è uggiosa, il sole è nascosto da una spessa foschia, per darci coraggio iniziamo con una bella colazione vista mare.

Carichi, ci incamminiamo verso Grignano, attraversando il parco del castello di Miramare.

I giardini curati e le piante secolari del parco sono i soggetti dei primi scatti, il castello non può mancare con la sua magia ed il suo alone di romanticismo ottocentesco, anche se le foto rischiano sempre di essere un po’ stile cartolina!

Scendiamo verso i bagni. Nonostante il meteo non prometta bene i Triestini non tradiscono la loro fama e affollano ogni metro di spazio libero vicino all’acqua salata dal castello a Barcola, in amabile di compagnia di cani, cormorani, anatre e gabbiani.

Le curiosità non mancano, ma capisco che la street photography necessita di un livello di sfrontatezza che ancora non padroneggio abbastanza, Francesca invece è nel suo elemento ed è proprio un piacere vedere come si muove.

Alla fine ci prendiamo una pausa caffè ad uno dei baracchini zona topolini. Il tempo si è fatto ancora più grigio se era possibile, è proprio ora di andare.

Francesca

19 agosto 2017

Sono appena tornata a casa dopo una giornata di fotografie in compagnia di Marcello.

Ci siamo incontrati stamattina a Grignano per fare colazione e scattare qualche foto.

Lui per disguidi è arrivato con un’oretta di ritardo ed io ho avuto modo di godermi il silenzio della mattina presto davanti al mare, seduta sulle panchine del molo insieme al fresco dell’ombra.

Erano su per giù le 8. non mi dispiace godermi il silenzio anzi, l’ho trovato rigenerante come quando per svegliarti ti lavi il viso.

Arrivato Marcello abbiamo fatto colazione al bar di fronte il porticciolo e li son cominciate le prime polemiche quando il cameriere ha sbagliato l’ordine della sua brioche.

Ciononostante dopo aver fatto colazione ci siamo messi a passeggiare per il parco di Miramare. Mi pare di ricordare che mi aveva detto che non aveva mai visto il sentiero di scale che dal porticciolo di Grignano porta al parco di Miramare, che è anche il modo più veloce per arrivare a Barcola.

Come puoi in 7 anni che vivi a Trieste non conoscerlo? La considerazione l’ho tenuta per me.

Attraversato il parco di Miramare e proseguendo per Barcola ci siamo soffermati per far fotografie e prenderci un caffè dai baracchini della passeggiata.

Lui ha fatto molte foto e anche belle, io non sono riuscita. Mi dava fastidio entrare cosi maldestramente nella vita dei triestini che si rilassavano al mare con quel bestione della mia macchina fotografica.

Usare una reflex per fotografare quel contesto è come spalancare la porta di casa di un’altra persona senza dare preavviso e auto invitarti per un caffè.

È inopportuno e fastidioso. Eppure se non fai cosi non porti a casa fotografie per l’ennesima volta e quindi, molto in disparte ho tentato.

In questo contesto ho avuto modo di osservare come io e Marcello abbiamo due approcci completamente diversi, che non è solo una questione di tempo ed esperienza, ma fonda le basi anzitutto sul carattere.

Ritrarre soggetti nei loro contesti e descriverne gli usi e costumi nel modo più obiettivo possibile presuppone che tu fotografo sia pressoché invisibile.

C’è una distanza, una divisione netta tra me e chi fotografo e tutto con il fine di portare a casa istanti realmente accaduti.

A me questo ha sempre affascinato ed è sempre stata la mia sfida.

Marcello invece nella scena di chi fotografa ci entra: si mette a due centimetri dalle persone, interagisce e parla con loro, fa notare la sua macchina e quando passavamo per viale Miramare tutti ci guardavano le macchine fotografiche perché magari si soffermava 10 minuti buoni in mezzo la gente.

Ho provato fastidio ma al tempo stesso interesse perché:

Nel mentre io do una connotazione abbastanza positiva del contesto in cui vive il triestino medio e anche dei Triestini nonostante il loro essere burberi e provinciali, ma per trasmettere questo con le mie foto cerco di farlo attraverso un profilo distaccato e lontano, Marcello a Barcola si è letteralmente posto in maniera opposta: si è posto a pochi centimetri/metri dalle persone (soggetti) per fotografarle, uscendone insoddisfatto e ancora una volta lamentandosi dei triestini.

Questa cosa mi ha dato da pensare e tutt’ora mi fa chiedere a me stessa se questo potrebbe essere considerato coerente oppure il contrario.

Alla fine delle foto abbiamo preso il bus per andare a Roiano e chiedere informazioni su una palestra, finendo poi con il salutarci nel primo pomeriggio

Sono le 16.00

Marcello

20 agosto 2017

E’ tornato il sole, cosa c’è di meglio in una bella domenica di fine agosto, che andare a pranzo in Osmiza? Un’altra super particolarità di questo territorio così unico!

Dove si va? L’importante è che si veda il mare.

Io che vengo da quel tratto di costa, che non è più proprio Liguria ma non è ancora esattamente Toscana, tra La spezia e Viareggio, il mare ce l’ho dentro; Francesca invece che viene dal Piemonte, il mare ha imparato ad amarlo e a non poterne fare più a meno!

Si parte e si arriva poco prima di Prosecco. Il posto è piacevole, con quell’aria di gita fuori porta della domenica che intriga sempre, con volti sorridenti e tavoli imbanditi con un sacco di cose invitanti tanto da bere quanto da mangiare.

Siamo fortunati ed un tavolo con vista e un po’ di ombra si sta liberando proprio mentre ci guardiamo intorno.

Appena seduti sentiamo di più la fame e soprattutto la sete. Si decide per un misto di un po’ di tutto quello che offre la casa, vino bianco e l’immancabile acqua frizzante compresi.

Tutto buono, manca solo un bel bicchiere di pesche annegate nel Terrano, per finire in gloria!

Siamo anche riusciti a fare qualche foto, il panorama era davvero incredibile, ma ci siamo sicuramente concentrati di più su racconti delle nostre vite e sul cibo, così decidiamo di prolungare la giornata con una passeggiata in centro.

Arrivata l’ora di salutarci, è arrivata anche l’ora del tramonto. Sulla strada del ritorno, passando dalle rive, non riesco a resistere alla tentazione di scattare con mare e cielo che si incendiano sullo sfondo.

I colori caldi esercitano un’attrazione irresistibile su di me, tanto vale arrendersi!

Marcello

25 agosto 2017

Questa volta ci incontriamo al Giardino pubblico di Via Giulia, siamo entrambi un po’ stanchi, studio lavoro e gran caldo, non aiutano a sentirsi freschi e riposati.

Optiamo per un salto in Viale XX Settembre e una passeggiata verso Piazza della Borsa, il bisogno di reidratazione ci spinge senza via di scampo verso un doppio Spritz Hugo alla Portizza.

Lungo il tragitto noto che la luce calante del tardo pomeriggio proietta delle ombre molto interessanti.

Arrivati alla Portizza, comodamente seduti e abbondantemente reidratati mi accorgo che la luce è ideale per provare qualche scatto con esposizione un po’ più lunga, magari riesco anche a rendere il movimento dei passanti.

Si parla tanto e si parla di tutto, mi accorgo che ogni volta la confidenza cresce e le chiacchiere si fanno più intime e profonde, ci apriamo l’uno all’altra sempre un po’ di più, in questo caso probabilmente anche con la complicità di un discreto grado alcolico!

Mi sembra che stia nascendo una bella amicizia!

Si è fatto tardi e ci salutiamo.

Tornato a casa guardando le foto scattate negli ultimi tempi mi accorgo di quanto le mie foto ritraggono silhouettes, ombre, schiene, e allora penso che forse senza accorgermene le mie foto raccontano il mio rapporto con Trieste, più di quanto non avrei saputo fare coscientemente.

Un rapporto fatto di amore con i luoghi magnifici e allo stesso tempo fatto di distanze, reticenze e diffidenze con le persone del posto, che a tutt’oggi rimangono per me un mistero da svelare, così diverse nel modo di porsi e di interagire, dai modi, a me familiari, della mia adottiva Toscana.

Sicuramente una sfida avvincente per il prossimo futuro!

Francesca

27 agosto 2017

Una domenica di sole a Muggia per scattare foto.

La giornata è bella con un bel sole e Marcello mi aveva proposto di prendere il battello e girarci un po’ la cittadina che per quella giornata ospitava artisti di strada e mercatini.

Purtroppo non siamo riusciti a goderci la festa in quanto sarebbe cominciata troppo tardi rispetto al tempo che avevamo a disposizione per quel giorno e inoltre avevamo già fatto il biglietto di ritorno, ma nonostante questo abbiamo avuto modo di farci una bella passeggiata.

Da come ho avuto modo di capire Marcello non aveva mai visto Muggia o comunque non aveva mai visto la parte interna della città, con le sue stradine e casette.

Ribadisco il fatto che sono 7 anni che vive a Trieste.

Passeggiando e scattando foto abbiamo parlato molto sul nostro rispettivo futuro ed è stato divertente soffermarci a guardare le vetrine di negozietti dietro la piazza principale. Muggia è davvero molto bella.

Dopo aver fatto un po di foto abbiamo deciso di fermarci a bere uno spritzetto e mangiare qualcosa per pranzo in un localino aperto da poco e gestito da una signora che veniva dal trentino.

E stato piacevole parlare con lei e ascoltare i suoi racconti, ci siamo ripromessi di passare a trovarla.

Una cosa di questa giornata che mi è rimasta impressa fotograficamente parlando, è stato osservare come cambia lo scorcio del golfo da Barcola a Muggia.

Muggia è veramente bella, troppo rispetto ciò su cui si affaccia: il porto commerciale e la ferriera.

Posso dirlo senza problemi: la ferriera fa schifo.

È un pugno diretto sugli occhi, troppo forte. Togliendo tutte le diatribe politiche dietro, anche solo da un punto di vista estetico paesaggistico è un qualcosa che trasmette malsanità.

Prendere il sole con davanti delle petroliere è un qualcosa che mi ha abbastanza infastidito. Davvero non si può far nulla? Non lo so, so solo che che se mentre tra Barcola e Sistiana il mare mi fa sognare e mi fa immaginare un paradiso in terra, quello scorcio visto a Muggia sul porto e sulla ferriera mi ha letteralmente catapultato nella realtà italiana; di ennesimi stupri alla natura giustificati dal fatto che “creano lavoro”.

Con questi pensieri, e dopo averne discusso davanti allo spritz dalla signora del trentino, ci siamo incamminati al battello per tornare in Città.

Ci siamo salutati e alle 15. Ero a casa.

Marcello

27 agosto 2017

Ho appena finito un turno di lavoro di 24 ore e sono bollito a puntino, ma il tempo è bello, è domenica e soprattutto, ho visto che ci sono circo ed artisti di strada a Muggia!

Francesca mi raggiunge all’imbarco del Delfino Verde, il traghetto che collega Trieste con Muggia, ma anche con Sistiana, Grado ed altre località costiere.

Una mini crociera è proprio quello che ci vuole.

Alle 10 siamo già a Muggia. Il centro del paese ancora sonnecchia, così decidiamo di fare una incoraggiante colazione il più possibile vicino all’acqua, dovevamo proprio essere pesci in qualche vita precedente!

Pieni di energie, andiamo alla ricerca di qualche ispirazione con una passeggiata lungomare.

Sono tantissimi quelli già in posizione su teli, stuoie, sdraio e lettini di ogni forma e colore, intenti come lucertole, a fare scorta di tutto il calore e di tutto il colore indispensabile a superare il lungo grigio inverno.

Al ritorno gli artisti ed i circensi non si vedono, scopriamo che si sarebbero presentati solo dal tardo pomeriggio: plausibile vista la temperature, improponibile vista la stanchezza!

Cambiamo i piani in corsa, a Muggia già ci siamo, tanto vale girarsela per bene! Le strette vie medievali del centro storico mi ricordano i caruggi liguri.

Tra un incrocio ed una piazza troviamo un locale con un solo tavolino all’aperto. Visto che tra una passeggiata e l’altra si è fatta l’ora di uno spuntino cediamo al richiamo del tavolino solitario, all’ombra e baciato da una piacevole brezza, risulta irresistibile.

Formaggi salumi e prosecco, in una cornice suggestiva ed al riparo dalla canicola agostana, cosa chiedere di più alla vita?!

Lo Spuntino procede piacevolmente condito da discorsi, racconti e confidenze, che con Francesca sono ormai diventati piacevole abitudine.

È ora di avviarci, il traghetto per il ritorno a Trieste parte tra poco.

Il letto ora, dopo la pappa, mi urla forte e chiaro che è ora di tornare a casa. Sul traghetto Francesca mi mostra qualche scatto, cavolo se è brava!

Baci e abbracci, il cuscino implora il mio ritorno a casa, alla prossima uscita cara Francesca!

E grazie Emy per la scelta felice e per questa bella esperienza!