Elena e Roberto

Elena e Roberto 2018-11-23T16:04:57+00:00

Project Description

Elena

5 maggio 2017

Non mi guarda in faccia.

Negli occhi intendo, lo trovo strano, penso sia un probabile segno di timidezza.

Quando si presenta quasi sussurra il suo nome, ho sperato che non fosse il reale tono di voce, altrimenti il nostro futuro sarebbe stato tutto un grande susseguirsi di “cosa?”

Ci sediamo al tavolo, inizialmente parla soprattutto con Emy, io non ho parlato molto, sembra simpatico e parla usando il sarcasmo e l’ironia come condimento essenziale di ogni risposta.

Osservandolo continuo a pensare che sia timido, di buona compagnia, chiacchierone, un po’ cinico, ma sotto sotto, penso sia sensibile.

Sono certa che ci vorrà del tempo per conoscerlo davvero.

Io come al mio solito ho riso molto per ogni cazzata, ma non ho detto molto di me, mi piace di più osservare e capire quanto e cosa posso rivelare.

Se ne intende molto di fotografia digitale, è laureato in cinema ma attualmente fa l’ottico. Non ha mai usato una fotocamera analogica!

Mi sono accordata con Roberto di vederci dopo lavoro, verso le 20.30, a casa sua.

Fortunatamente non abita lontano, sto morendo di fame!

Abita in un appartamento con altri due ragazzi, con un salotto enorme in cui hanno un proiettore!

Mi porta direttamente nella sua stanza da letto, lo ammetto, penso sia il primo uomo che sia riuscito in così poco tempo a portarmi nella sua stanza!

Mi dice di togliermi le scarpe e mettermi comoda, un po’ mi imbarazza, io non sono subito così espansiva.

Mi fa vedere tutto i suoi vari obiettivi e le sue macchine, dice che me li farà provare! Non vedo l’ora, ma spero anche di saper combinare qualcosa.

Mangiamo pasta con il pesto (uno dei miei piatti preferiti) mentre mi fa vedere alcuni dei suoi lavori.

Si mette comodo, dice di essere “pigro perché lavora”, questa la devo iniziare ad usare anche io!

Io sono rimasta abbastanza nascosta. Abbiamo parlato dei possibili posti da vedere e da provare, ci siamo un po’ organizzati.

È stato divertente e comodo, sì comodo. Rilassante. Anche se i miei tempi di “scongelamento relazionale” sono un po’ più lunghi dei suoi.

Forse ho perso l’attimo giusto per fargli un ritratto.

Roberto

5 maggio 2017

Il 5 maggio, data in cui si ricorda la scomparsa di Napoleone avvenuta all’isola di Sant’Elena, fu il primo giorno che io ed Elena ci siamo incontrati da soli per il progetto.

Decisi d’invitarla a casa mia, un po’ per pigrizia e un po’ per pragmatismo in quanto a casa si manifesta la condizione ideale per il dialogo, senza distrazioni esterne quali saluti a conoscenti, rumori di bicchieri e tazzine di caffè.

Una volta arrivata iniziammo a parlare del più e del meno, solo in una fase successiva ci dedicammo a buttare giù qualche idea e a discutere su dove andare a fare delle foto nei giorni a seguire.

Essendo io triestino decisi di fare da Cicerone e far vedere ad Elena qualche scorcio più di nicchia della nostra splendida città.

Lei non fece opposizione all’idea, la cosa mi piacque.

Elena durante questo piacevole incontro si rivelò una compagnia divertente ed interessante trasudava voglia di vivere ed entusiasmo tipici della sua età, salvo patologie.

Quindi ne fui rassicurato e compresi che fare uscite a fotografare con lei sarebbe stata un’esperienza interessante. Le proposi quindi di andare nei prossimi giorni con la mia auto a fare le prime foto.

Elena

14 maggio 2017

“Ti passo a prendere io, tanto ho la macchina!”

questo era l’iniziale e ben augurante accordo che avevamo io e Roby. Verso le tre in piazza a Roiano. Perfetto, giusto il tempo di caricare il telefono e scendere di casa per aspettarlo.

Nota audio di whatsapp: ”aspetta un attimo, non ho più un auto. Me l’hanno portata via! ” dice frettolosamente e in tono preoccupato.

Non sapevo come prenderla, nel senso che, a me questa cosa ha fatto sorridere perché Roberto sembra sempre così calmo, rilassato, poi di fronte agli imprevisti è più preoccupato di mia madre quando si dimentica l’arrosto sui fornelli.

A volte penso che abbia un lato molto femminile, forse anche più di quanto lo possa avere io!

Con estrema calma cerco di capire come possiamo organizzarci, e dopo qualche minuto mi chiede di raggiungerlo in zona piazza Perugino, dove probabilmente qualcuno, ci offrirà un passaggio per portarci alla macchina di qualcun altro che ci porterà da altri amici che ci accompagneranno finalmente nel posto in cui Roby voleva farmi delle foto.

Arrivata alla suddetta piazza, lo vedo seduto al bar con un’aria tra il “vainmodadetumare” e “vitamaledetta”.

Gli sorrido e cerco di prendere tutto con un po’ di ironia. Sembra già più rilassato quando mi dice che abbiamo una macchina, che probabilmente sarà una vecchia fiat, ma almeno così possiamo spostarci.

Prendo un caffè che mi scotta la lingua. Arrivano allo stesso tempo i suoi due amici, una coppia -supersimpatica- che ci accompagnerà fino alla fantastica fiat panda del ’96, impolverata quanto basta per rendere il tutto tragicomico.

Inizio a ridere quando vedo Roberto armeggiare con il servosterzo di questo nuovo bolide.

Iniziamo il viaggio verso un’osmiza da qualche parte nel Carso. No, non posso essere più precisa perché effettivamente non avevo idea di dove fossimo!

Nel viaggio ho potuto ascoltare le mirabolanti prodezze canore di Roby, (ahimè la Panda non ha la radio!), intervallate da commenti che volevano dimostrare ad una forestiera come me, cosa prova una ragazza quando esce ad un appuntamento romantico-camporella in Carso, in Panda, con un triestino.

Arrivati all’osmiza, ho conosciuto altri amici di Roberto i quali poi, con grande disponibilità ci hanno accompagnati a questa piccola cava, e sono rimasti con noi per tutta la sessione fotografica.

Non ho nemmeno potuto scrutare bene il posto che Roby aveva già la macchina in mano, pronto a scattarmi foto.

Infatti di quella giornata, io di foto non ne ho mezza.

Inizialmente siamo rimasti sotto la grande parete liscia, di circa trenta metri di altezza, che troneggiava in questa piccola cavetta dimenticata.

Successivamente, accompagnata da Elisa (amica di Roby), sono salita sopra a questa parete, mentre Roby da sotto mi sosteneva moralmente con la fredda ironia di un: “aviseme se te ga intenzion de morir che taco el video”, ed infatti in quel preciso istante mi scivola il piede mentre cerco di atterrare senza precipitare dai trenta metri.

Salda a terra rispondo: “taca il video và” con l’accento paesano di una forestiera non troppo friulana, né abbastanza veneta.

Inizia così la sessione di foto che mi vede protagonista mio malgrado. Io vengo malissimo in foto, le possibilità che in uno scatto improvviso e naturale io abbia anche solo un’espressione accettabile sono davvero ridotte, ed infatti puntualissimo Roby sottolinea il tutto con un: “cazzo ma che male vieni in foto?!” Segue faccia con sopracciglio alzato in segno di sdegno.

Tra battibecchi ironici e battutine varie penso siano passate almeno due orette, che si sono poi concluse con un rincuorante: “beh dai, penso che almeno due foto le abbiamo”.

Ho pensato: “minchia, vengo davvero male se in così tanto tempo solo due foto son venute decenti!”

Il tutto finisce poi con un’aperitivo ad Opicina, perché si sa che con Roby si ha sempre sete.

Roberto

14 maggio 2017

Prima uscita, domenica 14 maggio: finalmente dopo il primo incontro riusciamo a trovarci, visti i precedenti discordanti impedimenti dovuti agli impegni lavorativi.

Mi sono offerto di andare a prendere Elena con l’auto per andare a fare degli scatti in Carso, ho avvisato che stavo per arrivare nel primo pomeriggio,

ma una volta arrivato al parcheggio mi accorsi che la mia auto era stata rimossa per via di lavori di manutenzione straordinaria del condominio adiacente.

Fortunatamente sono riuscito a trovare in prestito una vecchia “Panda” di un mio amico, grazie a questa fuori serie siamo riusciti a raggiungere una vecchia cava a Rupin Piccolo nel Carso triestino.

In questa location caratteristica ho fatto i primi scatti a Elena circondata dalla nuda roccia, io rifiutai di essere fotografato siccome per il fastidio dell’auto rimossa non sarei riuscito nemmeno a simulare un sorriso.

Sulla via del ritorno approfittai della Panda per immortalare Elena sul cofano di questa splendida vettura vintage, tanto cara al popolo triestino più avventuroso. Come prima uscita nonostante le difficoltà qualche scatto è stato fatto, bene così!

Roberto

2 luglio 2017

Per il nostro terzo incontro il 2 luglio, decidemmo di andare a fotografare Trieste, ma non nei soliti posti noti ai più ; come il centro o il lungomare bensì optammo per mete meno rinomate o visitate; come la zona di Servola e la zona portuale del canale navigabile.

La prima meta fu il complesso di case abbandonate adiacenti alla Ferriera, area siderurgica che caratterizza la nostra ridente cittadina.

Entrammo in quelle palazzine attraverso un buco nella rete della recinzione, il paesaggio che ci si presentò davanti una volta saliti agli ultimi piani fu una vista sulla Ferriera molto interessante e ravvicinata.

Elena mi colpì positivamente perché anche se eravamo in un sito inusuale, decisamente brutto e decadente lei sembrava essere divertita ed a suo agio.

Scattammo molte foto li e compresi che anche lei come me era attratta da scenari non per forza “puliti”.

Una volta usciti da quei caseggiati, seriamente polverosi, ci dirigemmo con l’auto nella zona del canale navigabile, anche li passammo attraverso un recinto e ci recammo in una zona dismessa e abbandonata vicino a delle vecchie gru portuali, li feci parecchi scatti ad Elena tra i quali uno che mi piacque molto fin da subito.

Con il cuore colmo di felicità e con i polmoni carichi di polvere scura respirata nei caseggiati di Servola tornammo verso casa stanchi ma soddisfatti entrambi di aver visto realtà diverse e poco popolari.

Elena

2 luglio 2017

Oggi Roberto sembrava avere già in mente qualche posto interessante da fotografare, mi ha detto che mi avrebbe portata in un bel posto.

Ad iniziare il diario di oggi con questa frase, mi viene in mente Giosuè, il bambino de “La vita è bella” ve lo ricordate?
Un bambino pieno di allegria ed un po’ burlone che finisce in uno dei posti più infelici della storia.

Mi sono un po’ sentita così, quando, insieme a Roby siamo arrivati in un parcheggio vicino alla Ferriera.

Non aveva ancora bene idea di dove andare, come entrare o cosa fotografare, ma il nostro soggetto per oggi, era questo.

Vicino a questo parcheggio, oltre ai camini fumanti, c’erano anche due vecchie palazzine abbandonate, che subito mi hanno incuriosita.

Ho dovuto convincere un pochino Roby per poter entrare abusivamente in quel posto, che si è rivelato poi, essere la probabile abitazione degli operai della fabbrica.

I due stabili avevano ancora porte e finestre, alcune rotte, alcune aperte. All’esterno tra i fiori selvatici c’erano mobili, oggetti, vetri, specchi, cornici, ante, sedie di ogni tipo. Ammassate l’una sull’altra.

Quando esploro posti simili, posti in cui rimangono segni di vita, mi emoziono ed inizio a voler vedere ed entrare ovunque.

Roby invece, nonostante fosse curioso, sembrava abbastanza preoccupato dall’aria davvero poco sana che stavamo respirando.

Siamo rimasti in quel posto non più di trenta minuti, ma al ritorno sentivamo entrambi il nostro respiro più sporco, come se avessimo fumato un pacchetto intero di Marlboro rosse in mezz’ora.

Non oso immaginare chi vive in quella zona, i loro fiori sui davanzali sporcati dalla fuliggine, i loro ortaggi, non del tutto sani, il naso del loro cane, i polmoni del loro figli.

In questi pochi minuti abbiamo esplorato l’interno delle case, in cui abbiamo ritrovato ancora molti pezzi di arredamento, penso risalente agli anni 60’ circa, vecchi letti con ancora i materassi, fornelli, scrivanie, addirittura una bellissima poltrona color amaranto a cui ho fatto una foto.

Troneggiava nel mezzo di vasetti e scatoloni. Avrei voluto raccogliere qualcosa e portarmelo via, ma era davvero tutto così ricoperto da quella polvere nera. Anche i pavimenti, soprattutto quello del sottotetto, aveva uno strato non indifferente di polvere sottilissima, ma terribilmente scura.

Roberto iniziava a premere per andarcene e dopo aver scattato qualche foto, da un piccolo balcone che dava sulla ferriera, siamo scesi precipitosamente e ci siamo allontanati da questo posto tanto interessante, quanto soffocante.

Il viaggio di ritorno in macchina è stato abbastanza silenzioso, non abbiamo scherzato molto come il solito, eravamo entrambi allibiti dalla sensazione graffiante che avevamo nella gola.

Roberto

29 agosto 2017

Dopo esserci visti altre volte in cui abbiamo parlato solo di fotografia ma senza agire, io ed Elena ci ritrovammo il 29 agosto per fare le ultime foto, andammo in osmiza luogo che da sempre caratterizza la nostra provincia e che il mondo c’invidia.

Non dirò quale in quanto non ho ricevuto un compenso per la pubblicità.

Qui iniziammo a fotografare le classiche scene di vita quotidiana: persone di tutte le età che condividono la passione per il vino ed i salumi che parlano e ridono immersi nella ruralità e nella natura.

Qui trovammo dei soggetti interessanti da fotografare ma visto che ormai eravamo li, decidemmo di mangiare e bere anche noi per immergerci più profondamente nello scenario che dovevamo immortalare.

Soddisfatti un po’ di tutto, decidemmo di recarci verso la strada costiera per andare in spiaggia nella zona detta dei “Filtri”a fare un bagno.

Arrivati sulla terrazza fronte mare e dopo aver ordinato due spritz bianchi, osservando la quiete del golfo compresi di aver raggiunto il mio obiettivo cioè quello di aver fatto conoscere ad Elena in poche uscite molto della mia città.

Tutto ciò è avvenuto con il pretesto della fotografia, passione che ci spinge ad uscire di casa, ad osservare e soprattutto ci rende curiosi e la curiosità è la via più piacevole per la conoscenza.