Alan e Nikolaj

Alan e Nikolaj 2018-11-23T16:17:21+00:00

Project Description

Alan

22 gennaio 2017

Nikolaj

13 aprile 2017

Alan

22 gennaio 2017

Mi e’ piaciuta questa esperienza perché è stata la prima volta che ho potuto partecipare ad un progetto di fotografia.

Grazie a questo ho collaborato con Nikolaj, un ragazzo triestino, che mi ha mostrato diversi lati di Trieste a me sconosciuti: Cattedrali, il castello, molte chiese; ma anche locali tipici triestini, suggestive vie e storiche strade.

Mi ha raccontato molto di questa città, multietnica e multi religiosa, piena di cultura e storia.

Ho trovato abbastanza difficile scattare ritratti, ma mi sono divertita comunque nel farlo.

Quindi spero che questo progetto sia una “guida” non solo per i triestini, per tutti gli italiani, ma che sia utile per tutti,

sia per chi ha partecipato come me a questo progetto, mettendosi in gioco a livello fotografico, ma anche e soprattutto relazionale, sia per chi osserverà da fuori.

Sento di dover ringraziare Nikolaj per quanto mi ha fatto conoscere di Trieste durante le nostre uscite, per i bei posti visitati, per le vicende storiche e culturali che mi ha raccontato, per avermi fatta sentire partecipe di questa città, come fosse la mia.

Nikolaj

13 aprile 2017

Questa è la seconda volta che mi incontro con Alan, dopo la volta scorsa che Emanuela ci ha presentati e dato le istruzioni sullo svolgimento del progetto.

Nel nostro primo incontro, avevo in mente di mostrarle principalmente un parte del centro di Trieste, dal viale al giardino, fino alle rive, mettendo in primo piano i vari edifici in art Nouveau, la disposizione urbana e alcuni cenni di storia sia artistica, che sociopolitica della città.

Ci siamo incontrati davanti al Giulia, nella via che si affaccia all’inizio del viale. L’ho vista più rilassata dalla volta scorsa, non è ancora pratica con l’italiano, parliamo in inglese e a volte la aiuto con i vari termini in italiano.

Ci siamo incamminati e le ho mostrato alcune caratteristiche degli edifici, quelli art Nouveau e quelli costruiti negli anni seguenti, prevalentemente anni ’60 – ’70.

Durante la camminata in viale vi sono altri edifici, come l’edificio della marina militare, vari segnali che indicano la presenza di bunker usati durante i bombardamenti da parte degli alleati durante l’occupazione nazi-fascista, svoltiamo in su, nei pressi del teatro Rossetti, dove sono presenti alcune ville ed edifici storici.

Ci avviamo al giardino pubblico, là vi sono dei busti di vari cittadini illustri, tra i quali: Julius Kugy, Srečko Kosovel, Umberto Saba e Giovanni Mayer per citarne alcuni.

Dopo un giro ed alcuni scatti effettuati al parco e al laghetto, ci dirigiamo verso la sinagoga ebraica, per poi passare davanti al tribunale e dirigerci verso piazza Oberdan, fino ad arrivare in piazza San Antonio. Scattiamo alcune foto, vari particolari di edifici, della chiesa di San Antonio nuovo e della chiesa Serbo – Ortodossa di San Spiridione.

Ci prendiamo una pausa al White Cafè, dietro l’angolo della chiesa Serbo Ortodossa.

Durante la pausa, le ho spiegato delle varie realtà della città, delle varie comunità presenti in città come quella slovena, serba e greca. Le ho raccontato poi, come durante il periodo asburgico Trieste fu un grande porto, non solo dell’impero ma di tutto l’Adriatico, un continuo viavai di gente e scambi di culture.

Parlando poi, le ho fatto alcune domande personali, riguardo la sua provenienza e il suo trasferimento a Trieste.

Mi ha così parlato delle sue origini nord-Iraniane e Kurdistane. Prima di arrivare a Trieste, è stata in Germania e Ucraina, mi ha raccontato un po’ delle sue esperienze nei due paesi europei.

Continuando con le chiacchiere siamo arrivati a parlare di cibo, ovvero di come alcuni piatti tipici della tradizione balcanica erano in qualche modo collegati anche al mondo arabo, ad esempio un piatto tipico serbo, Sarma, un involtino di cavolo ripieno di carne e riso speziati con la paprika, che in Iran prende il nome di Dolma.

E’ interessante scoprire come, parlando di cibo ci si senta più liberi e spontanei.

Dopo queste chicche culinarie, ci siamo salutati, ma prima, ci siamo fatti una foto a vicenda.

La prossima volta spero di poterle mostrare ancora la chiesa Evangelica Luterana, le rive e il palazzo Carciotti.

Nikolaj

5 maggio 2017

Dopo 2 settimane di rinvii causa maltempo mi re-incontro con Alan.

Abbiamo ripreso il percorso lasciato la volta precedente, da San Antonio. Fortuna vuole che quel giorno il tempo fosse perfetto per fotografare, ovvero, quasi sempre nuvoloso con qualche sprazzo di sole.

Ci avviamo verso la chiesa Luterana in Largo Panfili, un esempio di architettura Neogotica del ‘700. Mi ha sempre affascinato l’architettura di questo stile, per le forme spigolose e i merletti.

Ci dirigiamo verso il Canal Grande con un’atmosfera unica, un contrasto di chiaro/scuro e una luce davvero unica.

Proseguiamo verso la chiesa Greco Ortodossa di San Nicolò, passando per il palazzo Carciotti, ahimè in pessime condizioni. Scattiamo alcune foto all’interno della chiesa e dopodiché, ci rechiamo verso il molo San Carlo, passando per piazza Grande dove stanno allestendo per la corsa Miramar.

Giunti alla punta del molo si gode un ottimo panorama: dietro la città e davanti il golfo, pareva quasi surreale vedere così poca gente, meglio così.

Ho notato che Alan pian piano sta uscendo un po’ dalla sua sfera di timidezza, mi rallegra, non si può dire lo stesso della fotografia, sarà perchè lei usa un tipo di macchina differente e non ha abbastanza pratica, ma ho il presentimento che si applichi poco, usa solo il modo automatico e lo zoom, le foto le vengono più o meno storte.

Un’altra cosa che non mi va molto a genio è il fatto che devo prestarle ogni volta la mia macchina (ogni volta che facciamo cambio devo cambiare le impostazioni e la cartella e questo comporta uno spreco di tempo).

Leggendo queste righe per alcuni apparirò come uno troppo esigente e severo, sono fatto così.

Nell’ultima parte del nostro incontro, abbiamo percorso le viuzze in Cavana, scattando particolari di palazzine vecchie in contrasto con quelle ristrutturate, siamo passati per l’Arco di Riccardo e la Basilica di San Silvestro, che io non ho mai visitato, così ho approfittato dell’occasione per farlo.
Termina qui il nostro secondo incontro!

Nikolaj

18 maggio 2017

Questa breve giornata l’abbiamo passata in centro, ovvero: da piazza della Borsa fino a piazza Hortis.

La mattina è il tempo ideale per fare street photography, in questo periodo ci sono le bancarelle in piazza San Antonio e alcuni chioschi francesi in piazza della Borsa, per non parlare dei vari buskers in giro per il centro; c’era un po’ di tutto: dai dolci tipici, vini e liquori, spezie e oggetti fatti a mano.

Vi era anche un busker che suonava un Hang, uno strumento composto da due semisfere appiattite in acciaio temperato che, unite, gli conferiscono la tipica forma a lenticolare.

Ci siamo poi avviati verso Cavana, c’era maggiore probabilità di trovare qualcosa di interessante.

Dagli scatti fatti, ho trovato interessanti due donne rom mendicanti, degli operai e negozianti, alcuni turisti, di cui una con un abbigliamento davvero singolare.

Abbiamo camminato fino a piazza Hortis, ma non abbiamo trovato niente di interessante, così siamo tornati indietro e ci siamo avviati verso piazza Verdi.

Mi è venuta in mente la drogheria Toso, ci andavo tempo fa ad acquistare colori ad olio in polvere, rimasi incantato dal posto, un negozio vecchio con tutti i mobili e gli oggetti antichi. Purtroppo per quanto era affollato di clienti, non siamo riusciti a fotografare molto.

Siamo dunque ritornati in piazza della Borsa per concederci un po’ di fresco ed un caffè.

Guardando le foto di Alan, ho notato che alcuni scatti che ha fatto erano davvero interessanti. Devo rimangiarmi quello che ho pensato sul fatto che non si applica abbastanza, per una volta, sono contento di aver avuto torto.

Nikolaj

30 maggio 2017

Nelle volte precedenti ho mostrato ad Alan un po’ il centro città, le ho spiegato un po’ come vanno le cose e le ho dato una leggera infarinatura della storia della città.
Abbiamo ripreso una delle ultime tematiche del progetto: il cibo.

Visto che nell’ultima volta abbiamo preso più confidenza l’uno con l’altro, nel corso della giornata ho chiesto ad Alan di descrivermi il luogo da dove proviene, Sanandaj, e del motivo che l’ha spinta ad andarsene. Riaprendo così un discorso, che avevo notato fosse molto delicato per lei.

Mi ha raccontato che Sanandaj è situata nella parte nord ovest dell’Iran tra le colline in mezzo a una valle.

La città è a maggioranza curda. Lei è scappata, come molti altri ragazzi e ragazze della sua età, per motivi legati alla religione, che non permette di avere idee diverse da quelle che vengono imposte.

Da allora ha migrato in Turchia per alcuni anni, poi in Grecia per un anno, per giungere infine a Trieste.

Il suo obiettivo è di iscriversi all’università per studiare design, ma vista l’offerta formativa di Trieste, sarà costretta a scegliere un’altra città come Venezia o Ljubljana.

Le ho chiesto, se in futuro tornerebbe nel suo Paese, ha risposto che ancora non lo sa, e che il fratello stabilendosi negli stati uniti ha trovato un lavoro e una famiglia e vive bene.

So benissimo che non è facile andarsene da casa propria, dalla terra natia. I curdi tutt’ora lottano per la loro terra e per avere un po’ di pace.

Per quanto possa essere difficile, io al suo posto avrei lottato per i miei diritti, non esiste che un gruppo religioso ti dia la caccia solo per il fatto che la pensi diversamente. Lo so, è facile parlare, o scrivere su un pezzo di carta senza aver provato cosa sia realmente tutto ciò.

Mio nonno che a 16 anni si unì ai partigiani, sapeva benissimo cosa voleva dire combattere per i propri diritti e per la propria terra e sarò sempre fiero di lui.


Tornando al progetto, ho scoperto che, mentre per me questa non è la prima partecipazione ad un’idea fotografica simile, Alan invece non ha mai partecipato a progetti artistici collettivi e questa per lei è una nuova esperienza.

Le ho chiesto come procedeva a lavoro, visto che le prime volta mi ha accennato che è stata assunta in prova in una farmacia. Mi ha detto che non lavora più là, perchè la proprietaria, da quello che mi ha fatto intendere, non la voleva più, usando delle scuse abbastanza banali.

Alan mi ha confidato che la farmacista, è una che non vede di buon occhio gli immigrati e che con questa scusa si è ”liberata” di lei. Posso capire che negli ultimi anni non ci sia lavoro in giro, ma la cosa che è triste e che certa gente non accetti qualcosa di nuovo, di diverso.

Ora, tralasciando il fatto che uno sia bravo o meno, almeno impari qualcosa da un’esperienza, conoscere persone da una terra lontana, la loro storia e la loro cultura è un qualcosa di inestimabile valore.

Alla fine del nostro incontro ci siamo concessi un caffè in piazza della Borsa e ho commentato la mostra di Alan al parco San Giovanni dal titolo Change, in tutto cinque dipinti olio su tela.

Di quella mostra mi colpì il quadro “Nulla”, lo stile mi ricordava molto Henry Matisse con influenze molto astratte. Non capivo bene cos’era l’elemento in mezzo e mi spiegò che era la parola -nulla- scritta in Iraniano.

Rimanendo in tema di arte mi descrisse di una tecnica chiamata Miniator che consiste nel tessere la seta e ricreare delle storie. Vedendole a primo impatto pensavo fossero quadri invece sono tessuti ricchi di dettagli e dai colori favolosi e sono uno più bello dell’altro. Tra l’altro i più famosi sono da Sanandaj, da dove lei proviene.

Per ricambiare le ho mostrato le Panjske končnice, che sono delle tavole di legno decorate poste a chiusura di particolari arnie; rappresentano scene di vita quotidiana con simbologie religiose e di varie leggende slovene.

Nikolaj

13 aprile 2017

Eccoci arrivati all’ultimo giorno. Avendo svolto tutte le tematiche del progetto, in quest’ultimo incontro abbiamo visitato due luoghi, che non siamo riusciti a vedere le volte precedenti, per mancanza di tempo.

Ci siamo incontrati verso le 11.00 in piazza Oberdan, la giornata era particolarmente calda e afosa.
Per prima cosa, siamo andati verso il Narodni dom dove, nell’atrio vi è esposta una piccola mostra con foto e documenti dell’epoca della storia dell’edificio, in quattro lingue (sloveno, italiano, tedesco e inglese).

Nel frattempo ci siamo anche presi una piccola pausa per rinfrescarci. Le ho mostrato e spiegato l’importanza che questo luogo ha per noi sloveni; il Narodni dom, all’epoca Hotel Balkan, era la sede delle organizzazioni degli sloveni triestini, ed era un edificio polifunzionale nel quale si trovavano anche un teatro, una cassa di risparmio, un caffè e un albergo. Fu incendiato dai fascisti il 13 luglio 1920.


Siamo tornati indietro vicino alle rovine e abbiamo scattato alcune foto e reciprocamente i nostri ritratti di fine progetto.

Finita la sessione fotografica,ci siamo concessi una bibita fresca a uno dei chioschi vicino alla cattedrale e ci siamo avviati verso la macchina. In quel momento mi sono reso conto di aver parcheggiato l’auto vicino alla Scala dei Giaganti.

Ci siamo quindi diretti verso un punto della scala da dove si poteva vedere uno scorcio di piazza Goldoni e una parte delle colline sovrastanti la città.

Siamo tornati verso la macchina e ho lasciato Alan in piazza Goldoni, così come mi ha chiesto.
Essendo l’ultima pagina del diario sono giunto ad alcune conclusioni personali:
Leggendo le pagine del mio diario forse per molti risulteranno come dei macigni, noiosi da leggere.

Io purtroppo non sono un bravo scrittore, mi ci ritrovo nella frase detta da Elliott Erwitt: “Il punto fondamentale è scattare la foto in modo che poi non ci sia bisogno di spiegarla con le parole”.

Ho notato anche che forse do per scontate alcune cose che riguardano la mia città, questo anche perchè ci vivo da quando sono nato, diciamo ho intrapreso un percorso come “turista nella mia città”, grazie a questo ho riscoperto Trieste, ma soprattutto ho potuto conoscere un’altra realtà, quella degli immigrati e rifugiati come è Alan.