Il primo incontro tra Emanuela e Minhaj

In prima persona.

Quando si conobbero pensai che sarebbero stati una bella coppia, i presupposti erano ottimi. Ci incontrammo al knulp e alla fine del nostro incontro mi sentii molto tranquilla. Anche lo scoglio linguistico era stato risolto con successo.

Ero sicura che Max e Minhaj sarebbero andati alla grande! E chissà, magari avrebbero anche realizzato un video della loro esperienza. Già sognavo ad occhi aperti.

Quando parlai a Max dei progetto fotografico NONiO, lui mi chiese espressamente di poter essere affiancato da una persona completamente diversa da lui, ed effettivamente in questo momento storico, un triestino, quanto si può sentire diverso da un pakistano?

Mi sbagliai sulla sintonia della coppia. La vicenda tra di loro non andò come speravo…

La prima impressione che io ebbi di Minhaj fu di una persona molto insicura. Mi scriveva che non si sentiva preso in considerazione da Max, che non si erano ancora visti e infine che voleva cambiare compagno di progetto.

Nella mie mente non diedi a Minhaj neanche il beneficio del dubbio. Max lavorava, Max era impegnato. Max era qualcosa che conoscevo. Minhaj se ne sta a casa tutto il giorno a fare una beata mazza, probabilmente non si rende conto che la gente ha un lavoro vero. Minhaj è qualcosa che non conosco.

Mi resi conto in quella fase di come io stessa ero condizionata da diversi fattori tra cui in primis, i media. Per quanto io mi sia sempre sforzata di non cadere nella trappola della paura del diverso, nella gabbia dei luoghi comuni e nel cappio della fobia di un imminente invasione; ci ero dentro come la maggior parte di noi.

Quindi chiesi a Minhaj di pazientare perché lo spirito del progetto era comunque dare la possibilità a una persona di farsi conoscere, e poi che cavolo, Max avrebbe trovato il tempo! Lui accettò, ma poi inesorabilmente arrivò il Ramadam a complicare le cose.

Come ogni anno schiere di mussulmani vivono questo momento per noi “cristiani” così ASSURDO. Per farla breve…non si incontrarono neanche una volta. Il tempo iniziava a stringere.

Allora iniziai a prendere in considerazione che forse il problema non era solo Minhaj e la sua fantomatica insicurezza. Max ci aveva messo del suo in quel periodo è davvero molto impegnato con il lavoro. Cercai quindi un altro/a compagno per Minhaj, ma non lo trovai.

Le persone che mi avevano contattato via email per partecipare al progetto, non avevano voglia di avere a che fare con un pakistano.

Il concetto era qualcosa del tipo “voglio conoscere qualcuno di diverso da me, ma la sua diversità deve rientrare nella non diversità, di una persona sconosciuta, ma simile a me.” Ed eccoci qui.

Decisi che sarebbe stato bello vivere in prima persona questa esperienza e decisi che sarei stata io a far coppia con Minhaj.
Quindi chi abbiamo?

Emanuela (io) è quasi milanese, cuore terrone ed efficienza del nord ed è qui a Trieste perché Milano è invivibile

Minhaj è laureato, masterizzato e accolto nelle strutture ICS e qui ad aspettare la sua occasione.

Anche noi ci troviamo come perfetti sconosciuti.

By | 2018-10-29T09:57:50+00:00 ottobre 9th, 2017|Categories: Il primo incontro, Trieste reflex edition 2017|Tags: |0 Comments

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Sono una progettista, connetto idee con soluzioni, immagini con servizi, fotografie con prodotti e sogni con obbiettivi!

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