La Fotografia ai tempi di facebook

La Fotografia ai tempi di facebook, Manuel Colombo VS Zuckerberg

“Io l’avrei fatta più colorata”

“Meno colore, hai provato a farla in bianco e nero?”

“Perché questa scelta?”

Sto pescando a caso, ma i commenti che si leggono nei forum (sì, esistono ancora) o nei gruppi facebook, riguardo le foto postate sono talmente tanti e fantasiosi che è quasi impossibile elencarli tutti.

Forum (ho già detto che esistono ancora?) e gruppi facebook sono potenzialmente un utile modo con cui aspiranti fotografi possono confrontarsi fra di loro o con amanti della fotografia.

Una grossa piazza virtuale che anni fa non esisteva. Non così ampia, almeno. Anni fa era possibile, ad esempio, iscriversi ad un fotoclub e durante le serate dedicate si poteva mostrare le proprie fotografie e ascoltare i pareri degli altri.

Ci sono alcune differenze, però, fra mostrare una foto in facebook o nei gruppi di fotografia online e mostrarle ai soci di un fotoclub.

Una delle differenze più evidenti è data dal numero di osservatori. Una ventina quando si era fortunati al fotoclub. Centinaia, per non dire migliaia, su facebook.

Ma la differenza principale non è data dalla quantità, ma dalla tipologia di osservatori.

Pubblicare una fotografia online per chiedere un parere, oggi, significa buttarsi nella fossa dei leoni.

  • C’è il fotografo-critico-mancato che si sente storico dell’arte e non è mai contento di quello che vede.
  • C’è il fotografo-frustrato che non aspetta altro di demolire qualsiasi fotografia vede.
  • C’è il fotografo-arrivato, che dal alto del suo piedistallo vede qualsiasi fotografia altrui come un inutile e scarso diletto.
  • C’è chi di fotografia non ne capisce nulla.
  • C’è chi ne capisce tanto, ma non sa spiegarsi.

C’è, insomma, un calderone di opinioni confuse che demolirebbero qualsiasi fotografo.

Qualsiasi fotografo. Ecco. Proviamo ad immaginare che LaChapelle non esistesse. Cioè non esistesse come fotografo universalmente noto per il suo stile che l’ha reso ricco e famoso anche fra i non addetti ai lavori.

Supponiamo che un signor nessuno provasse a postare una fotografia da lui realizzata in uno qualsiasi dei gruppi facebook dedicati alla fotografia. Una foto scattata ad una sua amica che si è prestata a rappresentare un’immagine che gli frullava per la testa.

Proviamo ad immaginare la reazione del gruppo ad un post di questo tipo:

David LaChapelle, Amanda Lepore- Addicted to Diamonds, 1997

David LaChapelle, Amanda Lepore- Addicted to Diamonds, 1997

 

(Sì, mi piace immaginare che LaChapelle scriva “ke”) Facciamolo come esercizio di stile ed in maniera sincera. Che commenti ci aspettiamo di trovare?

Io mi immagino questo tipo di reazioni:

  • “Troppo photoshop! Non sembra nemmeno reale quella pelle!”
  • “Che messaggio del cavolo (mi sto censurando, ovviamente). E’ questo che vogliamo trasmettere?”
  • “Cioè? Ma i bianchi sui capelli bruciati? Impara ad usare la luce!”
  • “Ma gli occhi??!”

Continuate pure voi. Ma sono sicuro che se questa foto non fosse di LaChapelle, verrebbe criticata senza riserve sotto ogni punto di vista. Sia per la forma, sia per il contenuto.

Direte che è una cosa positiva. Che allora l’immagine di LaChapelle viene considerata “buona” solo perché sappiamo che è un’immagine di LaChapelle. Purtroppo non è così. Il punto è esattamente l’opposto.

Qualsiasi immagine venga postata, che sia una immagine tecnicamente perfetta come quelle di Gregory Crewdson (consiglio: andatelo a cercare e guardate le sue immagini)

oppure un’immagine formalmente sbagliata come molte di quelle di Robert Capa o un’immagine “carina” come quella di Mario Rossi (nome di fantasia, non ne abbiano a male i Mario Rossi che stanno leggendo), il “branco” del gruppo facebook reagirà sempre nello stesso modo: la sbraneranno.

A questo punto, quindi, vale la pena postare fotografie nei gruppi di discussione per avere un parere? A chi rivolgersi per avere un’opinione “pulita” del nostro lavoro fotografico?

Personalmente penso che non ne valga la pena. Il caos, il rumore del branco sarebbe tale da far perdere i pochi commenti “lucidi”. Un consiglio che posso dare a chi si avvicina alla fotografia con velleità artistiche è quello di partecipare alle letture portfolio, ad esempio.

Il clima e l’atmosfera sono diverse e l’interlocutore è preparato e obiettivo. Un altro consiglio che posso darvi è quello di non chiedere ad un altro fotografo, a meno che non siate in confidenza, cosa ne pensa del vostro lavoro.

Anche se viene spontaneo farlo. Vi piace un fotografo e il suo lavoro, facebook vi avvicina tantissimo e gli mandate un messaggio del tipo: “Ciao, ammiro molto il tuo lavoro. Potresti guardare il mio e dirmi cosa ne pensi?”.

Ecco. Non fatelo.

Spesso non avrà tempo per fare quello che chiedete (valutare delle fotografie richiede tempo e attenzione) e altrettanto spesso non avrà voglia.

E non per questo sarà una cattiva persona. Facilmente vi risponderà: “Grazie, mandami il link e quando avrò tempo guarderò”. Sapete tutti cosa significa senza bisogno che ve lo spieghi.

In questo modo avete raggiunto contemporaneamente due importanti traguardi: vi siete avvicinati al fotografo che tanto ammirate e allo stesso tempo lui vi ignorerà per sempre.

Non abbiate paura del confronto, ma state sempre attenti a scegliere il terreno del confronto. Facebook è indubbiamente una bellissima platea. I like danno molta soddisfazione a tutti.

Ma non è il terreno ideale per “crescere” come fotografi.

Anche per i fotografi famosi su facebook vale il recente modo di dire: “Essere famosi su Facebook è come essere ricchi a Monopoli”.

MANUEL COLOBO

manuelcolombo.it

Manuel Colombo
(Desenzano del Garda, 1972), si avvicina al mondo della fotografia negli anni ’80 da autodidatta vivendo tutta l’evoluzione dall’analogico al digitale.

Si avvicina dapprima alla fotografia paesaggistica, quasi sempre ritratta con tempi lunghi, per arrivare poi alla fotografia artistica e concettuale mantenendo il suo modo fare fotografia, con lunghi tempi di studio e di preparazione, privilegiando uno stile più attento, stimolante, studiato ed elaborato dando forma ad un’estetica radicalmente diversa rispetto ai primi lavori.

Attualmente la sua attività è dedicata alla fotografia fine art.

Spinto dalla passione per la lettura fotografica, a partire dal 2009 affianca all’attività fotografica l’insegnamento di tecnica e storia della fotografia, iniziando la sua collaborazione con alcune gallerie d’arte fra Brescia, Roma e Merano, Virginia (USA), dove ha modo di esporre le sue opere in diverse personali e collettive.
Sempre spinto dalla passione per la Fotografia, tiene seminari sulla lettura fotografica e sulla storia della fotografia di moda.

Nel 2010 inizia ad insegnare tecnica fotografica in collaborazione con la galleria d’arte fotografica “Skin Gallery” a Brescia.

Nel 2011 diventa “resident artist” nella galleria d’arte fotografica “Galleria Gallerati” a Roma ed è tra i responsabili e promotori di “ISO 600 – Festival della Fotografia Istantanea”, primo festival della fotografia italiana mai tenuto in Italia.
Sempre nel 2011 è giurato di diversi concorsi fotografici a livello nazionale.

Nel 2012 la galleria Saatchi, Londra, seleziona una delle sue fotografie in una collettiva rappresentativa dell’arte contemporanea in Italia. Nello stesso anno realizza la locandina del film “New Order”, diretto da Marco Rosson ed interpretato da Franco Nero.

Nel 2013 inizia ad esporre negli Stati Uniti e riceve un premio da Vanity Fair Italia per una fotografia della sua serie “La Settima Onda”.
Nel 2014 diventa “resident artist” nella galleria d’arte fotografica “OnePound Gallery” in Virginia (USA).

Nel 2015 espone uno dei suoi lavori più complessi, “Biomechanics”, alla VIII Biennale di Soncino.
Nel 2016 realizza un libro fotografico erotico in collaborazione con la scrittrice e giornalista “Simonetta Caminiti” (“Le Ragazze del Borgo”, pubblicato da “Lettere Animate Editore”) e pubblica il suo primo libro come fotografo e scrittore (“La Vita Sottosopra”) basato sul suo lavoro fotografico “Dissolvenze”.

Nel 2017 espone il lavoro “Who’s That Girl?”, realizzato in collaborazione con l’attrice Jane Alexander, al Museo Nazionale della Fotografia di Brescia. Sempre Nel 2017 diventa “resident artist” dello stesso Museo.
Nel 2017 realizza la copertina del romanzo erotico “Gioca con me”scritto dall’autrice Nadia Busato, edito da Ultra.
A settembre 2017 è ospite del Festival della Letteratura ed Arte Erotica a Zibello (Parma) dove espone anche 40 delle sue polaroid.

Il suo lavoro è stato pubblicato su riviste nazionali ed internazionali, copertine di libri e romanzi, CD musicali ed è stato acquisito da diversi collezionisti privati in Italia e negli Stati Uniti.

Ama il rosso, il nero, il buio e la luce. E il cioccolato.

By | 2018-07-17T13:18:18+00:00 ottobre 28th, 2017|Categories: Fotografia|0 Comments

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